13 giugno 2018

Stadio della Roma, nove arresti: c'è anche Parnasi

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Blitz dei Carabinieri questa mattina per un'indagine coordinata dalla Procura: accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Tra i nomi anche quelli del vicepresidente del Consiglio Regionale e il presidente di Acea. Progetto ora può stopparsi. Il pm: «Il club non c'entra»

ROMA - Nove arresti e 16 indagati. Il nuovo stadio della Roma rischia di impantanarsi nell'inchiesta della Procura di Roma su una presunta corruzione nell'ambito della variante del progetto licenziato nel febbraio dello scorso anno col taglio del 50% delle cubature rispetto al progetto iniziale. Ad essere arrestati infatti sono stati politici, consulenti e il costruttore che hanno concorso al nuovo progetto: in carcere sono finiti il costruttore Luca Parnasi e i suoi collaboratori Luca Caporilli, Simone Contasta, Naboor Zaffiri, Gianluca Talone e Gianluca Mangosi. Ai domiciliari invece Adriano Palozzi, vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio di Forza Italia, Michele Civita, ex assessore regionale del Pd, Luca Lanzalone, presidente Acea e consulente per M5S sullo stadio.

L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo dunque ipotizza una rete di corruzione trasversale, che tocca sia Campidoglio che Regione Lazio, e 'tripartisan' coinvolgendo esponenti locali di spicco del Pd, M5S e Forza Italia: secondo l'accusa il metodo corruttivo veniva considerato dalla società di Parnasi un "asset di impresa" e si sostanziava in soldi,consulenze e fatture per operazioni inesistenti a Lanzalone e Palozzi e la promessa di assunzione del figlio all'ex assessore Civita.

Luca Lanzalone, attuale presidente di Acea, tra il gennaio e il febbraio del 2017 si occupò del dossier Stadio nelle vesti di consulente per gli M5S e portò avanti una mediazione con la Eurnova, la società dell'imprenditore Luca Parnasi che acquistò i terreni dell'ippodromo di Tor di Valle, destinati ad ospitare lo Stadio, dalla società Sais della famiglia Papalia. Su questa compravendita ci fu un'altra inchiesta ora approdata in aula. La mediazione di Lanzalone portò ad una modifica del primo progetto con una riduzione delle cubature, di alcune opere di servizio e la cancellazione delle due torri. Michele Civita, da sempre vicino a Nicola Zingaretti, invece seguì la vicenda stadio in veste di assessore all'urbanistica. Indagati il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Campidoglio, Paolo Ferrara e, Davide Bordoni, capogruppo di Forza Italia al Campidoglio. 

LA CRONACA DEL GIORNO:

19.40 MALAGO': «IMPORTANTE CHE LA ROMA NON SIA COINVOLTA»
"Per quanto riguarda il discorso sportivo, una cosa che mi sembra assolutamente certificata è che non c'è nessun coinvolgimento a nessun titolo né della società, né dei suoi legali rappresentanti in tutta questa storia. È un elemento molto molto importante e significativo". È il commento del presidente del Coni, Giovanni Malagò, riguardo gli arresti di questa mattina legati al progetto dello stadio di Tor di Valle. 

Quanto al merito dei provvedimenti cautelari e al rischio che l'iter di costruzione possa essere bloccato dalla stessa amministrazione capitolina, il numero uno dello sport italiano preferisce non commentare: "Non faccio parte della categoria di persone che commentano a caldo queste situazioni perché è sbagliato e il mio stile è un altro - ha chiarito Malagò a margine del premio 'Pietro Mennea' al Circolo Canottieri Aniene - Aspettiamo per dare delle valutazioni, non faccio giudizi affrettati. Non sarebbe giusto, né corretto. Quando ci sono delle indagini in corso è doveroso attendere". "Se sarebbe corretto fermare l'inizio della costruzione? È fuori luogo che io intervenga sulle decisioni dell'amministrazione sui fatti accaduti". 

18.47 VIDEO, RAGGI: «NOI DALLA PARTE DELLA LEGALITA'»

18.45 «COME WOLF DI PULP FICTION»
Un facilitatore con il compito di fare combaciare gli interessi pubblici con quelli privati nell'operazione stadio, un'opera con un giro di affari di un miliardo di euro come volume d'affari. Questo il ruolo di Luca Lanzalone che emerge dalle carte dell'inchiesta sull'opera che dovrebbe sorgere nella zona di Tor di Valle. Lo stesso Luca Parnasi sintetizza la figura del presidente di Acea come "Wolf" il personaggio del film Pulp Fiction che risolveva i problemi. "Il 30 marzo 2018 - è detto nell'ordinanza di custodia cautelare - Lanzalone parlando dello stadio comunica a Parnasi di aver individuato un escamotage idoneo ad accelerare i tempi della procedura.. Parnasi è entusiasta e pronuncia più volte la parola Wolf". "Eh ma quando c'è Lanzalone... - ripete l'imprenditore - quando c'è Wolf... quando c'è Wolf.., la questione..". 

18.25 FOTO: LA CRONOSTORIA DELLO STADIO

18.15 PARNASI E L'ARRIVO DI LANZALONE
 "Lanzalone è stato messo a Roma da Grillo per il problema stadio insieme al professore Fraccaro e Bonafede". E' quanto afferma Luca Parnasi nel corso di una cena citando gli attuali ministri per i Rapporti con il parlamento e Giustizia. L'intercettazione è presente nell'ordinanza di custodia cautelare. "Parnasi - è detto nel provvedimento - dice che Lanzalone l'hanno portato i 5 Stelle ed è presidente della Acea e ha studiato a Genova. E' una persona molto dotata".

18.10 LE RICHIESTE DI CIVITA
 "Io ti voglio chiedere una cortesia per mio figlio… Tu me l'avevi detto no. Sì sì. Allora ovviamente per ragioni di opportunità nulla che riguarda le tue società. Ovviamente. Però tu mi avevi detto con qualcuno… Lui è laureato in Economia. Se ti mando il curriculum…". E' quanto avrebbe detto Michele Civita, all'epoca assessore della Regione Lazio, in una conversazione con l'imprenditore Luca Parnasi, in una conversazione intercettata dagli inquirenti in un bar della capitale e contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare dell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma. "No, non mandarmi il curriculum mandami la mail il numero e la mail" gli avrebbe risposto Parnasi. "Anche la cosa più umile… All'inizio… Più e umile all'inizio e meglio è" avrebbe risposto Civita. "Non ti preoccupare. Ci penso io" lo avrebbe rassicurato Parnasi.

17.54 PALLOTTA: «ORA AVANTI SENZA SIGNIFICATIVI RITARDI»
"Siamo rattristati e costernati dalle notizie e dagli arresti di questa mattina. Come categoricamente affermato dalla Procura, l'AS Roma non c'entra nulla. Ora ci aspettiamo che il progetto venga portato avanti, senza significativi ritardi". Così il presidente della Roma, James Pallotta, in una nota pubblicata sul sito ufficiale del club giallorosso. "Inoltre, contrariamente a quanto riportato da alcuni, gli arresti non coinvolgono chi si occuperà della costruzione dello Stadio della Roma e non hanno nulla a che vedere con la realizzazione dello stadio e del polo di intrattenimento circostante" conclude il businessman di Boston.

17.34 ZINGARETTI: «CONFERENZA DEI SERVIZI CORRETTA»
 "L'amministrazione regionale ha condotto la Conferenza dei servizi in modo tecnicamente corretto e trasparente. Nessun dirigente o funzionario regionale è stato oggetto delle misure adottate dagli uffici giudiziari". Così il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti a proposito dell'indagine sullo stadio della Roma. "Confermo, come sempre, piena fiducia nell'operato della magistratura", premette. "Michele Civita, che considero da sempre un uomo onesto delle istituzioni, sono convinto che saprà dimostrare la fondatezza delle sue ragioni".
Peraltro, ricordo che proprio per consentire la massima valutazione ed il controllo diffuso di questo complesso procedimento amministrativo - prosegue Zingaretti in una nota - la Regione ha esposto ogni passaggio e provvedimento su un portale di opendata (ancora oggi consultabile su www.regione.lazio.it/rl/trasparenzastadio/). Pertanto, è importante che la magistratura faccia luce su eventuali comportamenti che possono avere messo a rischio, ovvero speculato, su un investimento tanto significativo per la città di Roma".

17.06 «IL PONTE? TIENILO PER TE»
"Questo tienilo per te". Così intimava il collaboratore di Luca Parnasi, Luca Caporilli, a chi gli faceva notare come "levando il ponte sul Tevere (dal progetto dello stadio, ndr) si crea il caos sulla via del Mare". Lo si legge in un'intercettazione contenuta nell'ordinanza. Il ponte sul Tevere assieme al prolungamento della metro B sono le due infrastrutture per la viabilità tagliate dal progetto originario assieme alle due torri di Liebeskind. Opere di compensazione che in parte i privati avrebbero dovuto finanziare. Secondo il gip ciò testimonia di un "metodo corruttivo finalizzato a realizzare profitti al massimo grado e incurante dei danni sociali che esso provoca". Descrivendo quello che per il gip è un modus corruttivo un collaboratore di Parnasi, Mangosi, anche lui arrestato dice: "è abituato solo a questo metodo, è una mentalità italiana, anni '80". 

17.00 PARNASI, SOLDI A ONLUS VICINA ALLA LEGA
 Nelle carte dell'indagine sullo stadio della Roma spuntano anche 250 mila euro che il costruttore Luca Parnasi, tramite una sua società, avrebbe dato all'associazione "Più Voci" considerata vicina alla Lega. In un'intercettazione Parnasi precisa che la dazione "non è stata fatta per Salvini" ma per creare "un sistema di imprenditori, appaltatori". 
arlando del versamento alla Onlus Parnasi intercettato spiega che "è una cosa fatta all'epoca quando io....creare un sistema di imprenditori, appaltatori ecc. che hanno organizzato cene per conoscere....le ho fatte con Stefano Parisi, le ho fatte con Meloni....". Parlando dell'associazione, Parnasi la definisce "un comitato di professionisti di Milano, gente non legata a Salvini. Non è una roba della Lega Nord". In particolare l'indagato Parnasi, intercettato al telefono, in riferimento a questa organizzazione afferma: "questa è un'Associazione - si legge nell'ordinanza del gip - che ha valorizzato non solo la Lega ma ha valorizzato Stefano Parisi tutto il centrodestra diciamo.... a Milano ed è stato anche un veicolo con cui io mi sono accreditato in maniera importante no... ho organizzato cene, ho portato imprenditori, ho fatto quello che, tu mi insegni, un ragazzo di 38 anni all'epoca doveva fare per crescere a Milano..". Sui finanziamenti ad associazioni da parte di Parnasi la procura dovrà valutare se ci sono profili di natura penale.

16.50 AVVICINATO IL SOVRINTENDENTE
L'imprenditore Luca Parnasi e i "suoi sodali" avrebbero "avvicinato in maniera diretta e molto spesso tramite intermediari qualificati i pubblici funzionari coinvolti a vario titolo nella vicenda al fine di ammorbidirli e indurli a un atteggiamento di favore confronti del progetto dello stadio". I "fedeli collaboratori" di Parnaso avrebbero "richiesto la mediazione dell'avvocato Claudio Santini, già capo segreteria del ministero per i beni e attività culturali, al fine di avvicinare il sovrintendente Francesco Prosperetti chiamato a pronunciarsi in merito alla proposta di vincolo architettonico sulle tribune preesistenti dell'ippodromo di Tor di Valle. 
"Primo riscontro positivo dell'intervento" dell'avvocato Claudio Santini, già capo segreteria del ministero per i beni e attività culturali, "sarà proprio l'incontro organizzato da quest'ultimo il 19 maggio 2017 tra il soprintendente Prosperetti e i rappresentanti del gruppo Parnasi" si legge nell'ordinanza di custodia cautelare. "Significativa la circostanza per la quale, pochi minuti dopo l'incontro, Caporilli ha contattato l'architetto Paolo Desideri e nel successivo incontro lo ha incaricato della redazione di un progetto, necessario per superare la questione del vincolo relativo al ricollocamento della tribuna dell'ippodromo di Tor di Valle. Dall'ascolto delle conversazioni intercettate si rileva che l'architetto Desideri oltre a essere amico di Prosperetti è anche il datore di lavoro di Beatrice Prosperetti, figlia del soprintendente Francesco". Nelle carte si sottolinea poi che: "A conclusione della vicenda, il soprintendente avanzerà richiesta di archiviazione della proposta di vincolo presentata dal suo ufficio".

16.30 FERRARA: «MI AUTOSOSPENDO»
"Chi ha sbagliato pagherà. Io sono sereno ed estraneo alla vicenda perché non ho nulla da nascondere. Ho fiducia nella magistratura e spero che si faccia chiarezza al più presto. Ho deciso di autosospendermi dal M5S. Avanti a testa alta". Lo annuncia su Fb il capogruppo in Campidoglio del M5s Paolo Ferrara, indagato nell'inchiesta della procura di Roma sul nuovo Stadio della Roma.

16.15 DI MAIO: «CHI SBAGLIA, PAGA»
"Ho contattato subito i probiviri del Movimento e ho detto subito di accertare tutto quello che c'è sulle persone che potrebbero essere coinvolte in questa cosa. E, per quanto mi riguarda, come abbiamo sempre dimostrato, chi sbaglia paga. E mi permetto di dire che se le accuse verso queste persone, non solo del Movimento ma in generale, dovessero esser provate, questo dimostrerebbe come la gente si rovina la vita pur avendo delle posizioni di tutto rispetto". Così il vicepremier Luigi Di Maio all'ANSA, sul caso dello stadio della Roma.

 

«LA ROMA NON C'ENTRA» - "Un modello di corruzione sistematica, caratterizzata da un'opzione criminale insensibile ai mutamenti politici e istituzionali ed alla scelta di favorire, a qualsiasi livello e con le utilità più diverse, i rappresentanti delle istituzioni che a vario titolo presidiano nell'interesse della generalità i settori in cui si imbatte l'operatività del gruppo talvolta, al prezzo di una corruzione pulviscolare". Lo scrive il gip Maria Paola Tomaselli nell'ordinanza di custodia cautelare dell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma.

«L'As Roma e la sindaca Raggi non c'entrano nulla con l'inchiesta». È quanto precisa il procuratore aggiunto Paolo Ielo in conferenza stampa dopo l'operazione che ha portato a 9 arresti e che vede indagate 27 persone e che potrebbe portare allo stop dell'intero progetto modificato. Proprio ieri era scaduto il termine per presentare le osservazioni al progetto e si era fissata la scadenza per le controdeduzioni per le quali è stato dato un tempo di 30 giorni. A metà luglio sarebbe prevista la delibera col progetto variato da inviare alla Regione Lazio per l'ok definitivo. Ma ora arresti e indagini potrebbero imporre lo stop al progetto. Soldi in contanti, fatture per operazioni inesistenti, assunzioni e consulenze. Così il gruppo Parnasi, secondo l'accusa, foraggiava i politici e pubblici ufficiali con un metodo corruttivo che gli inquirenti definiscono come "asset di impresa".

PARNASI: SOLDI NELLE ELEZIONI - "Io spenderò qualche soldo sulle elezioni... che poi con Gianluca vedremo come vanno girati ufficialmente con i partiti politici eccetera... anche questo è importante perché in questo momento noi ci giochiamo una fetta di credibilità per il futuro ed è un investimento che io devo fare...". E' quanto avrebbe detto l'imprenditore Luca Parmasi, arrestato nell'ambito dell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma, in una conversazione con altri arrestati contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare di quasi 300 pagine firmata dal gip Maria Paola Tomasello. L'imprenditore avrebbe poi aggiunto che si trattava di un "investimento" "molto moderato rispetto a quanto facevo in passato quando ho speso cifre che manco te racconto però la sostanza che la mia forza è quella che alzo il telefono..."

L'ASSESSORE MILANO RIGETTO' OFFERTA CORRUZIONEL'imprenditore Luca Parnasi e gli uomini del suo gruppo puntavano ad esportare il suo sistema corruttivo a Milano. E' quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare. Il gruppo puntò a corrompere l'assessore all'urbanistica di Milano, Pierfrancesco Maran, proponendogli l'acquisto di una casa. Un tentativo caduto nel vuoto perché Maran respinse la "proposta in modo sdegnato". In una intercettazione gli uomini del gruppo Parnasi dicono: «Siamo andati a parlare con l'assessore Maran, gli abbiamo proposto un appartamento ma lui ha risposto di no dicendo che lui 'non voleva prendere per il c... chi lo ha votato'. Abbiamo fatto una brutta figura, sembravamo i romani dei film quando vanno a Milano».'

IL BLITZ - Nove arresti dei Carabinieri nell'ambito di un'indagine, coordinata dalla Procura di Roma, su un'associazione a delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e di una serie di reati contro la Pubblica amministrazione nell'ambito delle procedure connesse alla realizzazione del nuovo Stadio della Roma. I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale capitolino hanno eseguito una misura cautelare, emessa dal gip di Roma, nei confronti di nove persone, di cui sei in carcere e tre ai domiciliari. Gli indagati avrebbero ricevuto, in cambio dei favori agli imprenditori, una serie di utilità, tra le quali anche l’assunzione di amici e parenti. Sono in corso perquisizioni dei carabinieri nella sede della società dell'imprenditore Luca Parnasi. Nove arrestati, politici, consulenti e costruttori, e 27 indagati. Tutti si sono occupati in maniera diretta e indiretta della variante del primo progetto, quello a firma dell'assessore all'urbanistica della giunta Marino, Giovanni Caudo. In carcere sono finiti: Luca Parnasi, imprenditore e i suoi collaboratori Luca Caporilli, Simone Contasta, Naboor Zaffiri, Gianluca Talone e Gianluca Mangosi. Ai domiciliari Adriano Palozzi, vicepresidente del Consiglio Regionale di Forza Italia, Michele Civita, ex assessore regionale del Pd, Luca Lanzalone, presidente Acea e consulente per M5S sullo stadio.

L'inchiesta sullo stadio della Roma, che ha portato all'arresto di nove persone, riguarda il progetto modificato e approdato poi in conferenza dei servizi con l'abbattimento delle cubature rispetto al progetto originario. Lanzalone tra il gennaio e il febbraio del 2017 fu consulente per il Campidoglio e si occupò di una mediazione con la società di Parnasi che acquistò i terreni dell'ippodromo di Tor di Valle, che dovrebbe ospitare lo stadio, dalla società Sais. La mediazione portò appunto ad un taglio delle cubature: furono soppresse le due torri ma anche le infrastrutture a servizio come il prolungamento della Metro B e il ponte sul Tevere. Per la Regione si occupò del progetto Michele Civita, allora assessore all'urbanistica.

Ieri il post su Fb della sindaca Raggi: «Stadio Roma sempre più vicino»

 

ANCHE PARNASI - Dalle prime luci dell'alba, i militari del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Roma stanno eseguendo la misura cautelare. Tra gli arrestati nell'indagine sul nuovo stadio della Roma compaiono anche il vicepresidente del Consiglio Regionale, Adriano Palozzi (Fi) e l'imprenditore Luca Parnasi, proprietario della società Eurnova che sta realizzando il progetto. C'è anche il presidente di Acea, Luca Lanzalone, per lui arresti domiciliari. Quest'ultimo ha seguito, in altra veste, il dossier sulla struttura che dovrebbe sorgere nella zona di Tor di Valle. Tra le persone raggiunte da provvedimento di custodia cautelare c'è anche l'ex assessore regionale Michele Civita del Pd. In base a quanto si apprende l'attuale consigliere regionale, sempre nelle fila del Pd, si trova agli arresti domiciliari.

PERCHE' LANZALONE - L'attuale presidente di Acea, Luca Lanzalone, tra il gennaio e il febbraio del 2017, nelle vesti di consulente per gli M5S portò avanti, sul fronte del progetto stadio, una mediazione con l'amministrazione comunale e la Eurnova, la società dell'imprenditore Luca Parnasi che acquistò i terreni dell'ippodromo di Tor di Valle, dove dovrebbe sorgere la nuova struttura, dalla società Sais della famiglia Papalia. La mediazione ha portato ad una modifica del primo progetto con una riduzione delle cubature degli immobili "extra stadio" e la cancellazione delle due torri del grattacelo che sarebbero dovute sorgere in prossimità del'impianto.

INDAGATO IL CAPOGRUPPO M5S FERRARA - C'è anche Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Campidoglio, tra i 27 indagati nell'ambito dell'inchiesta della procura sullo stadio della Roma che ha portato a 9 arresti. Ferrara aveva seguito con l'avvocato Luca Lanzalone, oggi arrestato, la trattativa del 2017 che portò alla modifica del primo progetto del nuovo stadio della società giallorossa. Fu l'avvocato Lanzalone, fedelissimo dei Cinque stelle e oggi presidente di Acea, a raggiungere l'accordo con gli incaricati della società sul nuovo progetto che prevedeva una serie di modifiche al primo, con meno cubature extra stadio e la cancellazione delle celebri due torri-grattacielo

 

PAPALIA: IO VITTIMA"Sono vittima di questa vicenda". È quanto ha detto al telefono all'ANSA l'imprenditore reatino Gaetano Papalia in merito all'inchiesta sullo stadio della Roma. Papalia, insieme al fratello Umberto, era il proprietario dei terreni di Tor di Valle dove, secondo il progetto, dovrebbe sorgere lo stadio della Roma. Il terreno poi era stato venduto a Parnasi.

L'ALTRO PROCEDIMENTO - Sono due, al momento, i procedimenti giudiziari che riguardano il nuovo stadio della Roma che dovrebbe sorgere nell'area dell'ex ippodromo di Tor di Valle. Oltre all'indagine di oggi, affidata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo al sostituto Barbara Zuin nel quali si ipotizza il reato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, un altro procedimento, coordinato dal pm Mario Dovinola, è già approdato al dibattimento. Si tratta dell'indagine sui terreni per bancarotta per distrazione e omesso pagamento dell'Iva. Per questi reati sono stati rinviati a giudizio quattro ex amministratori della Sais, società della famiglia Papalia già proprietaria dell'area sul quale dovrebbe sorgere lo stadio, e della "Ippodromo di Tor di Valle", societa' che gestiva il galoppatoio. Il processo si sta svolgendo davanti ai giudici della nona sezione penale. Secondo la procura, il contratto di affitto del terreno fu oggetto di una serie di distrazioni da parte della società locataria, in danno dei creditori delle due società, poi fallite. Sotto processo sono finiti gli imprenditori Gaetano e Umberto Papalia, già presidente e componente del cda della Ippodromo Tor di Valle, costituita nel 2008 per la gestione del galoppatoio e fallita nel giugno 2013, nonche' soci e detentori del capitale della Sais (fallita nel 2014); inoltre Umberto Ciccozzi, liquidatore della Ippodromo Tor di Valle, e Michele Saggese, ex amministratore unico della Sais.

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